11/19/2007

nullo: l’affare Megretti (atto secondo)

Anche oggi Bagdad ha ricevuto la sua quotidiana razione di orrore. C'è troppa ingiustizia. Dappertutto. Ne siamo entrati in contatto fin da bambini; si prova ingiustizia la prima volta quando tua madre non ti dà più la zinna per succhiare, ma presto ci si abitua all'ingiustizia, e si producono anticorpi sempre più perfezionati. Ascolti frasi in tv tipo “morti di overdose due neonati. La mamma gli dava eroina per non farli piangere. Una famiglia inghiottita in un vortice di degrado sociale” mentre condisci la pasta o ti pulisci i piedi. Ci insegnano da piccoli a costruirci un'armatura, per continuare a vivere nel migliore dei mondi. Noi cerchiamo di fare qualcosa. C'è troppa ingiustizia. La vita, anche quando fa schifo, va vissuta fino in fondo, anche quando vedi nemici dappertutto. Siamo soli, e ci facciamo forti uccidendo la nostra parte buona, si arriva a disconoscere la bontà per legittima difesa. La rabbia prima o poi esplode, come sta succedendo a me. Voglio combattere e voglio che luc non finisca troppo presto. Troppe sono le ingiustizie, non chiuderemo mai per mancanza di nemici. Forse stiamo sbagliando, ma dovevamo fare qualcosa. Prima o poi passerà tutto, ma adesso non sto sbagliando, perché sento in giro che la gente parla degli UFO, di andare ad abitare sulla luna, di cose troppo lontane, ma l'ingiustizia sta sulla terra, qua, adesso. Basta cercare gli extraterrestri. Siamo noi gli extraterrestri. Io non li vedo gli extraterrestri. Io vedo l'ingiustizia che va risolta in qualche modo. luc forse è pazzo perché vuole cercare il male, e sradicarlo. 5 ragazzi di paese che non contano un cazzo vogliono risolvere il disordine nel mondo a modo loro. Ci salva la pazzia. Noi siamo pazzi, altrimenti, non avremmo mai potuto fare niente, neanche solo pensare di poter togliere il male che c'è. Sento mio padre che si incazza quando guarda la televisione. S'incazza per quello che vede, s'incazza per i morti sulle strade, s'incazza per il lavoro che non c'è, e perché si campa con 500 euro al mese. Ho sensi di colpa e vomito in bagno. Mi faccio schifo perché facciamo cose brutte. Sono morte tante persone per colpa nostra. Forse nessuno doveva morire. Chi siamo noi per dare la morte agli altri? Mi faccio schifo ma la mattina quando mi sveglio dico “no! Stiamo facendo qualcosa!”. Non so dove andremo a finire. Ma so che abbiamo iniziato perché intorno a noi c'era tanta sofferenza, gente che si lamentava paralizzata dall'insicurezza. Avevamo paura e ci siamo difesi a modo nostro. luc è nato dall'insicurezza. Nessuno di noi è sicuro. Neanche martino. Mio padre è in cassa integrazione. Me l'ha insegnata lui questa parola. Io penso che ci vorrebbe una bella rivoluzione, io credo che luc darà vita ad una grande rivoluzione. Non luc in quanto tale ma l'idea di luc. Le macchine e gli incidenti sono delle cazzate. Prove tecniche. Faremo delle cose grosse. Vorremmo che ciascuno facesse qualcosa. Non basta dire “mi dispiace”, bisogna fare qualcosa. E' che non bisogna mettere la testa sotto. Non bisogna arrendersi. Noi siamo solo coerenti: se qualcosa non ci va bene cerchiamo di cambiarla. Non ci lamentiamo e non ci lamenteremo.

Sono partito dopo cena. Dopo cena tardi. Con un motorino scassato. Questa è un'azione tutta mia, la dedico a luc ma luc non ne sa ancora niente. Rischio tanto, lo so, il passaggio dal gruppo all'individuo non sempre è ammirato dal gruppo. Voglio migliorare, loro pensano che sono nullo di nome e di fatto, ma io lo sono soltanto di nome. Ho percorso tutta la pontina a 60 all'ora, cercando di essere positivo: in un modo o nell'altro ce l'avrei fatta, sarebbe andato tutto bene. Si era fatta strada in me una nuova consapevolezza: bisogna agire! Ecco che torna in me la forza che avevo nei primi anni di vita, quando ancora non mi ero affacciato alla vita. Ci ho messo due orette, diretto alla villetta, senza la minima inflessione decisionale, regista della mia azione. Sentivo che toccava a me, ognuno di noi deve dare il buon esempio, nel campo che meglio gli si addice. Che fabrizio faccia il programma, se ne è capace, che martino faccia rispettare la legge, che germano comandi pure, che tigre continui a drogarsi e a dare via il culo. Io, per me, voglio fare la rivoluzione. Perché ce n'è bisogno. Che ciascuno dia il via alla propria rivoluzione. Ho trovato un percorso in mezzo alle canne di un piccolo stagno. Ho nascosto il motorino vicino ad una cagna che allattava i cuccioli, non si è spaventata, non si è mossa, l'ho accarezzata. Mi sono messo i guantini in lattice, ho caricato la pistola olandese, pur non avendo mai sparato un colpo: l'ho visto fare nei film e io, quando serve, sono un tipo che impara facilmente. Sono arrivato verso mezzanotte e mezza e, dal recinto, nascosto da alcuni rovi, ho visto la signora che prendeva il fresco leggendo un libro. Una bella donna, ancora in costume e zoccoletti da mare. Si dondolava su di un'amaca, sono rimasto lì a guardarla per una ventina di minuti. Non è arrivato nessuno. Ogni tanto mandava messaggini col cellulare. Sarebbe da farsela una così. Si alza sbadigliando, prende il bicchiere ed entra lentamente in casa, lasciando sul tavolino una bottiglia di qualche alcolico che piacerebbe a tanucci. Non ho ancora concordato con me stesso la linea. Certo, sparare farebbe casino, ma io mica sono martino che posso ammazzare con un dito. La vedo che chiude le persiane, poi le squilla il cellulare, risponde, parlando in francese. Si lascia andare mollemente sul divano; ride, è contenta. Chi cazzo sarà? La porta è socchiusa ed entro. Non sono affatto perplesso, adesso so che fare, sembro guidato da una speciale saggezza criminale. Lei continua a ridere e a parlare sottovoce, sembra mezza ubriaca, non capisco niente di quello che dice, solo amùr amùr, solo questo capisco. Del resto a me interessa che parli al telefono. La casa è spoglia, la classica casa delle vacanze, ordinata e profumata da incenso o qualcosa del genere. Sono convinto che quello che cerco si trovi salendo le scale, mi impegno a non far rumore, passo dopo passo. La scala scricchiola, io mi fermo, lei continua giù dabbasso a ridere ed io allora riparto, valutando che, se questo è il bagno, e se questa è la camera da letto della signora, quest'ultima cameretta ospita i bambini. Una valutazione corretta. Dormono nei loro lettini, uno russa, in maniera fastidiosa. A parte un'unica frase nel sonno, che non capisco, l'altro piccoletto dorme placido e tranquillo. Il mio tentativo di decifrare il motivo per cui non dovrebbero morire fallisce: è sorprendente come la pazzia possa governare la ragione, di tanto in tanto. Ho davanti a me due bimbi totalmente vulnerabili, non hanno colpa, eppure gliele metto lo stesso due belle bustine strette bene con un filetto preparato a casa. Respirano affannosi, manca l'aria anche a me, la forza viene meno per mera suggestione. Ho bisogno d'aria anch'io, figurarsi questi poveri bimbi. Il più grande apre gli occhi ed inizia a contorcersi, senza però gridare. Mi tocca afferrarlo per le braccine, in attesa di quella sensazione liberatoria che solo la morte può dare. Sarebbe da dire addio ma tanto, per dire addio c'è sempre tempo. Ho messo la pistola bene in tasca, perché mi era cascata nella foga di placare il bambino morente. Non si può dire ch'io abbia fallito il mio obiettivo. Sono irrimediabilmente cadaveri, con la bava alla bocca ed il più grande ha finito per assumere una smorfia che mal si addice all'innocenza di un bambino. Ho tolto le bustine, facendo bene attenzione. So che lascerò tracce: capelli e magari qualche pezzo di cellula. Ma sono anonimo incensurato. Mi perderò nella moltitudine. La madre ha finito di parlare. Se solo penso alla sua reazione di fronte ai cadaverini, mi viene in mente che forse dovrei eliminare anche lei. Il trittico caduto potrebbe sembrare una rapina di balordi, ma penserebbero subito alla matrice politica. Dovrei far sparire qualche soldo, manomettere cassetti, rimediare gioielli, sovvertire l'ordine di quella casa.
Prima ch'io decida il da farsi lei mi vede a metà a scala:
-Chi siete?
Mi intima. Io, è vero che sono un ragazzetto insignificante ma quando tiro fuori la pistola lei si spaventa davvero.
-No no no...che volete...non abbiamo soldi!
Parla bene l'italiano, con quell'accento strano e bello:
-Dammi tutto quello che hai!
E' spaventata. Pensa che potrei farle qualunque cosa? Non lo so e glielo chiedo:
-Lo sai che posso farti qualunque cosa?
Lei mi guarda, senza dire niente:
-Caccia i soldi e tutto quello che hai...non lo ripeto ancora!
Lei dice sì sì e si muove nervosa calpestando il terreno in maniera fastidiosa, con quegli zoccoli pesanti:
-Levati gli zoccoli che svegli i tuoi figli!
Lei mi guarda, sorpresa per un attimo. Se li toglie. Apre un cassetto, rovista, getta in terra alcune tovagliette e tovaglioli. Tira fuori da uno strofinaccio piegato un bel mazzetto di soldi.
-Buttali in terra...e prepara in una busta orologi, collane e il tuo portafogli per piacere!
Lei dice che l'ha perso in spiaggia.
-Non dire cazzate. Trova il portafoglio o finisce male!
-Devo andare su a prenderlo!
-Allora ci andiamo dopo...adesso fammi vedere le tette!
Lei sembra non capire, come se non avesse mai capito l'italiano:
-Levati sto costume di merda...voglio vedere le tette...non lo ripeto più...
Quelle frasi imperiose mi uscivano naturali, come se dentro me ci fosse germano. Forse è vero che quel patto di sangue ci ha cambiati. Lei non può eludere la mia faccia cattiva e dopo qualche esitazione, come una verginella pudica, si toglie quel costumino striminzito lasciandomi sballonzolare le tette in faccia. Ho visto per la prima volta un seno vero quella notte. Sarei potuto andare al di là di quel voyerismo sincero? Questa era una donna bella e, mentre mi chiedevo che avrei potuto farci, ho pensato che non le avrei potuto sparare, se non costretto. La pistola olandese era sporca, la polizia sapeva, probabilmente, che era appartenuta al camionista e che qualcuno l'aveva rubata in zona Roma nord Formello. Mi chiedevo se i colleghi camionisti avessero spifferato tutto alla polizia. Penso di sì, sono solidali, avrebbero fatto qualunque cosa per scoprire com'era morto. In fondo era stato un incidente, ma se le armi fossero state registrate, qualcuno avrebbe potuto risalire ad un furto. Insomma, mentre pensavo a tutto questo, quella matta si mette a correre verso la porta accostata, scappa in giardino ed io, non posso certo lasciarla andare. Inizia a urlare, io allungo il passo, mi rendo conto che se raggiunge la strada sono fottuto. Qualche macchina passa ancora; fortuna che la villa è protetta da rami, rovi e canne. Fortuna che la francese casca in terra come un sacco di patate. Non dimentichiamoci che è ubriaca e sbatte la testa in mezzo a qualche radice. Ancora strusciando tenta di rialzarsi, con quelle tette sballonzolate. Io in quel momento avevo quello tra le mani e le dò una vangata in testa. Giuro, non l'avrei mai fatto se non avessi conosciuto luc. Mi rendo conto che alla quarta, quinta badilata la francese non c'è più. Non sembro sporco di sangue. Nessuno in zona. Rientro in casa, prendo la busta con i soldi. Torno su. In camera trovo altri soldi, il portafogli (prendo 100 euro e lascio documenti e tutto il resto). Un orologio, una collanina, rovisto tra i cassetti, ma più che altro per dar l'idea di un furto pressapochista e finito male. Torno in corridoio, scendo quattro scalini. Mi fermo. Torno su. Rientro in cameretta, i bimbi dormono beatamente, senza respirare. Torno giù esco scavalco la rete percorro il fosso due scopano e sento i gemiti ma non li vedo e loro non vedono me scopro il motorino (ci metto un po' per trovarlo) la cagna è sempre là mi scodinzola l'accarezzo porto a spinta il motorino mi metto una felpa accendo parto la pontina di notte alle tre è bella. Butto la pistola in un canale melmoso della bonifica pontina perché se mi fermano per strada è tutto un cazzo. Ora ripensandoci, se fossi stato mandato da fabrizio, mi avrebbe certamente consigliato di portarmi la canna da pesca; anzi, avrei dovuto pure litigare con i miei genitori il pomeriggio stesso per giustificare un ventenne che se ne va a pesca di notte a 100 chilometri col motorino. Altrimenti che raccontavo ai carruba alle 3 e mezza se mi fermavano? Ormai un po’ ragiono come lui. Che bucio di culo che ho avuto a rientrare a casa.