11/19/2007

Musù

Il ristorante tibetano ci preparò una specialità che dicevano fosse l’ultimo pasto in famiglia degli sherpa prima di partire per accompagnare le spedizioni sulle più alte montagne del mondo. Una botta di proteine e grassi micidiale, di qualche cacciagione arrostita a fuoco lento. Così i portatori si incollavano anche mezzo quintale a settemila metri.
Prendemmo un gelato, facemmo due chiacchiere, immaginando a voce bassa ipotetici piani di rapimento finché, fattasi una certa ora, ci mettemmo in macchina. fabrizio non aveva lezioni l’indomani, martino non si preoccupava del sonno, figuriamoci nullo e tanucci che forse a quell'ora era il più sveglio.
Forse le cose si spianano quando sono pronte ad essere accolte, o forse sono accolte quando si sono spianate. Passando dalle parti di piazza Vittorio notammo qualcosa di strano. Strano per una mamma di tanucci, ma normale per piazza Vittorio a Roma. Una piazza enorme, un quadrato con i lati di oltre cinquecento metri, buia, con al centro una specie di parco ufficialmente chiuso la notte ma ovviamente accessibile per certe attività. Due balordi ubriachi, visibilmente riccioluti neri e certamente nordafricani, stavano cercando di ammazzarsi, uno con una mazza l’altro con un coltello, dietro una baracca del mercato che di giorno vende il pesce. Troppo ubriachi per farsi male, in realtà si minacciavano goffamente con armi improprie. Poc’anzi avevamo pianificato la procedura delle guardie in borghese e la mettemmo subito in pratica. Parcheggiata al buio la thema, tanucci al volante e nullo da palo, scesero martino e fabrizio. martino con un calcio fece volare il coltello e fabrizio (un po’ incerto sul da farsi) appioppò un calcio alle palle da dietro a quello con la mazza:
-Polizia! Seguiteci!
Li portarono alla thema, quello di fabrizio tentò la fuga e martino lo atterrò con un calcio alle spalle, facendogli sbattere forte la testa contro l’inferriata del pesciarolo. Lo prese per il collo ma quello era già svenuto e se lo caricò sulle spalle. Li caricarono in macchina: ora erano in sei! (la thema era omologata per cinque).
-Speriamo non ci fermino!
Disse il ligio fabrizio. Aspettarono tre minuti guardandosi attorno (procedura) assicurandosi che non ci fosse nessuno. Partirono. Semafori. Attenzione, laggiù c’è un posto di blocco! Si fermarono prima per sicurezza. tanucci, quell’uno di troppo, scese e se la fece a piedi per un chilometro, aggirando la pattuglia. Non vennero fermati, ma era già pronta, per ogni evenienza, la procedura “soccorso” (questi stanno male, li portiamo al pronto soccorso!). Formello, pratoni, valle, villa mariella, intercapedine di tufo, corde, canapa, buonanotte.
L’indomani sera tornarono alla villa, con germano in colpa per la sua seratina romantica e ansioso di partecipare all’atto finale. La videocamera di tanucci, la ripresa nell’anonimo intercapedine uguale a mille altri del Lazio o Toscana, le gole sgozzate, il forno a 410° (ma non filmato), il messaggio prodotto da fabrizio con un programma vocale che gli davi un testo e parlava tipo marziano anglosassone, il file in unica copia su cd acquistato da marocchino ambulante all’università da fabrizio (preso con i guanti ed occhiali scuri), busta lettera comprata ad Ostia da tanucci (presa con i guanti, occhiali scuri) affrancata con francobollo preso ad Orte da germano (…) imbucata anonima in cassetta posta a Frascati alle 02 di notte dopo cenetta alla fraschetta tutti insieme. Destinatario “Corriere della Sera”. Notte a casa insonne per tutti, due giorni di attesa, terzo giorno telegiornale delle 8 a colazione notizia scoppia è fatta!