"Mi è appena passato a 90, un pazzo, ha targa olandese, passo".

La zona in cui questo bestione sarebbe dovuto passare venne preparata in 50 secondi, grazie ad una semplificazione di fabrizio: basta fiamma sull'asfalto, aveva rimediato strisce di mezzeria di gomma semirigida, insomma, un gioco da ragazzi modificare i lineamenti della strada. Ricordo che il nostro stato mentale era di un eccitato unico: per la prima volta nella trappola sarebbe finito un mezzo pesante e non la solita macchinina. Le nostre reazioni ai comandi di germano erano di un'efficienza drogata, l'agitazione coperta con risate sguaiate che si perdevano nella notte illuminata dalla luna. Andammo sulla montagnetta per goderci la scena. Ridevamo. Le luci del bestione seguirono di poco un rumore impressionante: il tipo aveva fretta e sarebbe stata questa la sua condanna. Le nostre risate sguaiate confermarono il detto secondo cui se ridi molto, o stai bene o stai molto male. E noi stavamo davvero male. Ridevamo come scimmie nascoste tra la boscaglia, pigmei in procinto di regalare la loro cerbottana mortale. Irruppe improvvisamente sotto di noi la massa di ferro impazzita. Il coglione si era accorto che il rettilineo sarebbe stata la sua ultima curva. Il freno stridente di routine, la sbandata e qualcosa di nuovo per noi e travolgente, una forza che si abbatté nella boscaglia, distruggendo alberi per decine di metri. La forza spazzò via, dal vetro del cruscotto ai rami del parco di Veio, la vita di quell'autista tanto imprudente. Una maschera di sangue che tuttavia ebbe ancora il coraggio di sussurare qualcosa, forse una richiesta di aiuto. Iniziò a muoversi nervosamente, automaticamente, e noi allora ci avvicinammo. Fu felice di vederci, ragazzi volenterosi accorsi per aiutarlo. Quello che non sapeva ancora è che lo avremmo aiutato a morire. fabrizio lo guardò e germano lo colpì con un calcio sullo stomaco, già mezzo aperto e tenuto dalla camicia. A martino bastò un calcio in faccia per farlo volare in alto e piegare, spezzare qualcosa dalle parti del collo. Cadde pesante con il collo molle, per sempre. Non è possibile! ci siamo chiesti poi nei giorni a venire. Non è possibile! E invece venimmo in contatto con ciò che ci mancava, la serietà di un'organizzazione realmente preparata. Uno sparo e martino si sdraiò, lentamente ma non troppo, a terra. Noi rimanemmo in piedi, immobili, sguarniti di ciò che si chiama sicurezza. Un altro sparo sfiorò martino che, pur ferito ad una coscia, rotolò in mezzo alle fratte. E noi, ancora stupiti dalla nostra dabbenaggine, ci lanciammo al riparo degli alberi spezzati dall'urto. martino poi raccontò di essersi 'irritato', -sì, ricordo disse proprio 'irritato'- un imprevisto quel cazzo di secondo autista che iniziò a spararci dalla cabina semi distrutta. Ci dovevamo difendere. Noi. Come indiani iniziammo ad accerchiare la carcassa. Fu germano a sentire rumori di radio, cracchiolii fastidiosi alla ricerca di una sintonizzazione.

Quell'uomo tentava di mettersi in contatto con il mondo. germano iniziò a dare colpi di bastone attraverso il finestrino, in orizzontale, avanti e indietro. Quello sparò ancora ma poi germano afferrò il fucile, ancora spari, e germano cadde giù ustionandosi una mano con la canna. martino, zoppicante ma sempre martino, lo prese al collo dall'altro lato della cabina e lo stritolò lentamente, come un pitone reale. martino si era beccato una fucilata di striscio alla gamba, si curò da solo inventandosi un incidente col trattore. Ci allontanammo da quel campo di battaglia, che comunque dava ancora l'idea di un incidente. nullo e tanucci, nel frattempo accorso, avevano prontamente tolto ogni traccia di luc dalla strada e ce ne andammo con il fucile, una pistola, tante cartucce, i bossoli raccolti dalla cabina del renault, pensando a quella mezza sconfitta. Altro che irritazione. Quanto fosse stretto il binario tra fortuna e sfortuna risultò chiaro quella notte, a noi che pretendevamo di spezzare i ritmi della società con accozzaglie di piani superficiali e pressapochisti. Ma l'evoluzione di luc nacque da questa mezza sconfitta.
