fabrizio mandò un sms a germano chiedendogli di incontrarsi con tutti gli altri il sabato sera alla vecchia villa mariella (lì germano si era fatto anni prima una certa Mariella, che diede il nome al luogo). germano gli fece rispondere dal nullo che andava bene, ma che doveva tornare deciso oppure sparire dal loro raggio di azione. La villa era stata sfondata qualche anno prima da martino, germano e fabrizio; avevano ricostruito la serratura rotta con un’altra più blindata e così in pratica si erano impossessati di quel posto. Si trovava in una valle boscosa ed inaccessibile eccetto che passando per una piccola sterrata; la villa era raggiungibile tramite una serie di ramificazioni sempre più piccole di stradine dissestate, che portavano a vecchie vigne trascurate e, solo esplorando tutti i bivi, si poteva arrivare a quella che portava al cancello. Non potevano essere molte le persone che sapevano anche solo della sua esistenza, a parte i ladri. Ma sono furbi i ladri, sanno che non ci può essere nulla dentro un posto così. fabrizio ricordava che passò una mattinata d’estate sulla vespetta senza casco a gironzolare e provare tutte le stradine in cerca di un casale, un deposito attrezzi, qualcosa di eccitante insomma. Insomma riusciva ad essere un luogo segreto per i loro affari.
-Ciao!
Si era rivolto per primo a martino. fabrizio aveva un raro sorriso dolce, di quelli che faceva quando non pensava ma si emozionava per qualcosa.
-Inizio con te Martino. Tu lo sai che per me sei un amico? Tu mi hai aiutato tanto, Martì…
martino ascoltava con gli occhi socchiusi, diffidente come solo con l’ingegnere gli capitava; sovrastava di 30 cm buoni fabrizio, standosene appoggiato al camino del salone semibuio. fabrizio continuò, guardando tutti ma più martino:
-L’altra volta mi hai detto “parla chiaro”, e io non ti ho ascoltato. Lo sai perché parlo complicato? Tu lo sai che vuol dire avere una testa forte e le spalle deboli? Vuol dire che l’unico modo che ho per sentirmi forte è sputare storie e discorsi complicati, cercando di essere, anche solo per un attimo, importante a questa cazzo di banda. Io non posso alzare le ruote posteriori di una panda con le braccia, come fai tu. Tu puoi sfogarti sempre, facilmente, basta che ti muovi un po’ e vedi subito gli effetti intorno a te. Perché ho voluto la banda? Perché io ho bisogno di una famiglia, e soprattutto di un padre. Che sai di mio padre? Mio padre è semplice, una brava persona. Ha capito presto che io camminavo da solo, neanche mi ricordo l’ultima volta che mi ha insegnato qualcosa. Gli voglio bene a mio padre, ma io non ho mai avuto un vero padre; nessuno mi ha mai sgridato, picchiato, tirato fuori da un pozzo o chiuso in punizione a casa. Io non ho ricordi di braccia forti che mi sculacciano o mi tengono in braccio…non con mio padre. Lo sai però con chi ce li ho?
Finalmente il suo parlare tremulo e nervoso si era fermato, e l’attenzione di tutti si ravvivò. martino lo guardò più dritto e grugnì come a chiedere “embè?”, poi notò che fabrizio aveva gli occhi un po’ lucidi, finora nella penombra non se ne era accorto. Di solito le lacrime scappavano al tanucci percosso quando faceva qualche capriccio, ma l’ingegnere in genere o rideva o pensava.
-L’ultimo che mi ha picchiato lo sai chi è! L’ultimo che mi ha preso in braccio sei stato tu, quando ho riprogrammato la centralina della moto…eri così contento! martino, mi vergogno un po’, ma devo dirti che da quando c’è la banda e tu la fai rigare dritta io ti sento come un padre vero. Se tornassi indietro mi farei menare di nuovo da te perché avevi ragione, avevate tutti ragione che stavo sparando troppo a raffica e con poca mira. E poi ho tirato troppo la corda col fare il professore. Io prometto che mi farò sempre capire e non ti farò mai più sentire quello che non capisce. Ma spero, però, che quando mi hai picchiato tu l’hai fatto perché mi vuoi bene e per farmi smettere di fare lo stronzo. Spero che non ti dia fastidio la mia presenza qui. Spero, insomma… -ora quasi singhiozzava e si era voltato in basso per la vergogna- ...spero che tu mi abbia perdonato.
martino non sapeva che cazzo fare. Se gli davi un calcio sullo stomaco (se riuscivi ad alzare tanto la gamba!) ti sorrideva, se gli parlavi di teoremi si chiudeva tranquillamente in stand by, ma questa roba non sapeva come prenderla. Che cazzo diceva l’ingegnere? Come parlava? Perché parlava così? Mica è mio figlio! Perché mi piange in faccia? Gli ho menato una settimana fa, che devo consolarlo adesso? E poi io sarei meglio di suo padre che fa gli straordinari alle poste da 30 anni? E che gli è morto un figlio? E che l’altro gli si laurea ingegnere?
-Senti, devi parlare con germano -disse martino- qui si deve decidere se stai con noi. E poi ti ho menato perché avevi sbagliato una cosa, mica perché mi piace menarti. E poi tu già ce l'hai un padre. E di padre meno male che ce ne stà uno solo!
martino parlava come un adolescente non ancora sviluppato, con la voce già grossa, ma con le idee ancora un po’ freschine. Con la scusa di controllare il cancello uscì dalla villa, in quello che solo per fabrizio era interpretabile come un evidente imbarazzo. germano iniziò a gironzolare per la stanza prima di parlare:
-Guarda che non ci devi dire queste cose, l’importante è che ci convinci che vuoi fare la parte tua con noi ma senza problemi. Se sei riuscito a far incazzare martino con te l’altra volta vuol dire che qualcosa non andava. Noi vogliamo fare le cose per benino, non le messe nere dei pucci di satana che poi si fanno beccare dalle guardie; perciò tu, o dai contributi validi e sicuri, o dobbiamo vedere un po’ cosa fare con te. Non farmi dire altro, che già stai messo a cazzo con quelle lacrime…una novità, tra l’altro. Asciugati e dicci piuttosto come pensi di organizzare la banda, sembra che ci serva qualcosa del genere, lo sai no che è successo questi giorni?
germano era convinto all’80% che fabrizio fosse stato sincero in quella scena con martino; a parte le lacrimucce, quello che aveva detto lo aveva sostanzialmente convinto. Aveva sempre saputo che l’ingegnere soffriva di abbandono e senso di inferiorità, ma non aveva mai approfondito di più, non gli interessavano troppo gli impicci nella testa degli altri. Roba da pissicologi.
E dopo qualche altra chiacchiera e convenevole di circostanza, fabrizio consegnò il codice. Un misero fascicoletto di una decina di pagine; dunque tutta questa attesa per quattro righe di ‘questo sì, questo no…’? Non fu proprio così. Si può scrivere anche la teoria della relatività in 10 pagine, se si tralasciano i richiami di alta matematica, dandoli per scontati. Dando per scontate molte strutture logiche complesse, anche il codice di luc diventava sintetico, ma bastava leggere uno dei Dogmi Iniziali per rendersi conto che si espandeva subito in un complesso discorso.
Vi assicuro che fu utilissimo il codice e, guardacaso, sapete chi diventò uno dei suoi più entusiasti sostenitori? Vi immaginate martino che deve eseguire un compito molto lungo ed articolato magari senza germano e fabrizio (impegnati in altro) a guidarlo? martino aveva coraggio da vendere ma, di senso dei propri limiti, ne aveva da fare beneficenza: non era quasi mai successo che avesse fatto qualcosa di veramente sbagliato di propria iniziativa, si rendeva conto di poter male azzeccare il da farsi e perciò sapeva fermarsi quando non vedeva rettamente la via. Questo però significava perdere tempo, non completare le missioni, magari rischiare di non fare qualcosa che portasse sicurezza alla banda: martino si studiò veramente bene il codice. Con sua meraviglia, oltre ad aver apprezzato per la prima volta nella vita l’utilità di studiare, si rese conto che bastava che germano gli dicesse di fare una cosa e poi, semplicemente seguendo la via ed i limiti del codice, poteva tranquillamente pensare, decidere ed agire di conto proprio senza sbagliarsi affatto, oppure sbagliandosi così poco che non succedeva nulla di grave. In qualche modo martino si sentiva addirittura più intelligente, come quegli operai che sono soddisfatti di aver eseguito bene la procedura giornaliera assegnata loro dal capo reparto. Nessuna ambiguità, semplicemente, dato l’input del compito, si poteva decidere come eseguirlo senza sforare i guard rail del codice. germano, d’altra parte, si sentì finalmente un po’ sollevato della responsabilità di seguire le mosse del suo pupillo e degli altri. La cosa che gli riusciva meglio, comandare, si era ridotta in termini di tempo: ora bastavano poche sue parole per avviare un’operazione, ed erano meno numerosi gli “ordinetti” mentre si operava, perché tutti riuscivano ad essere abbastanza autonomi. E lui, tutto sommato, non era tanto meglio del tanucci o del nullo quando si trattava di eseguire personalmente un compito, perché era proprio un bravo capo e solo un discreto operaio. Ed allora si dovette appoggiare un po’ di più a fabrizio, proprio perché, avendo più tempo per agire, doveva farsi instradare un po’ nella tecnica. Ma era soddisfatto, c’era gruppo e c’era compimento.
fabrizio faticò un po’ ad instillare tra le righe del codice un segnale subliminale, una sorta di incoraggiamento destinato soprattutto al tanucci, ed in piccola parte al nullo (che non era affatto vigliacchetto come il tanucci, ma comunque andava ogni tanto scosso) per far crescere il senso di autostima e di forza interiore; un afrodisiaco per le erezioni del carattere. Era ignorato, anzi, inavvertito da superdotati di ego come germano e martino, ma fortemente corroborante per i caratteri deboli. “In ogni fase esecutiva rispetta il precedente vincolo ma con la certezza che il prossimo passo sarà certamente alla tua portata, entro questo nuovo limite...”. Così ad esempio si leggeva al livello 2 delle Procedure D’Azione, dove livello per livello si focalizzava il margine di libertà individuale arrivando infine al livello 10 (l’ultimo) dove si diceva: “Analizza il rispetto di tutti i precedenti vincoli, con orgoglio apprezza tutte le tue iniziative personali in ogni livello precedente e, se l’esito è positivo, agisci con sicurezza”. Questo ci voleva col tanucci, e gli altri restavano addirittura ammirati di quanto adesso riuscisse gli bene fare cose, lui che inizialmente era un po’ il peso morto della banda. Nell’arco di poche azioni (un mesetto) si raggiunse un clima di soddisfazione generale. Volete la sincera verità? Questo codice non servì mai a nessuno della banda. Però corroborò gli animi, era un nuovo segno distintivo di luc.
