-Aò, ma de notte quante pippe te fai? Ennamo dai... sveja!
E tutti ridevano. Aveva difficoltà a svegliarsi alla mattina, era capace di passare 3 ore a letto, così, steso al buio tra il pensare e il non pensare; uno strano caso di vegetale dall'anima assai profonda. Ma da quando nullo prese a frequentare luc, sembrò uscirsene almeno un poco dal suo torpore. Se ne accorse anche la madre che, tuttavia, attribuì il merito alla piscina comunale. nullo aveva preso atto delle proprie paure, ad esempio il comunicare qualcosa di suo agli altri. Ma con luc lottò fortemente per esprimere quello che aveva dentro. Dal momento che l'attività di luc era connessa fortemente alla ricerca di un senso di giustizia, nullo pensò di affrontare il tema approfondendolo. D'altra parte era convinto di essere l'unico a poter ricoprire il ruolo di ricercatore, era la sua area, e gli altri, prima o poi, se ne sarebbero resi conto. Dopo quel patto di sangue, poi, nullo iniziò a sentirsi più attivo, sapeva che si trattava solo di una sensazione; eppure, qualcosa di germano e di martino ora apparteneva a lui. Era giunto il momento di assumersi delle responsabilità. Leggendo il giornale, nullo era rimasto colpito da un episodio che aveva ricevuto attenzione in Italia e in Francia. Un ex terrorista di sinistra (ma per nullo poteva essere anche un terrorista di destra o di centro, dal momento che si auto definiva un qualunquista militante) era scappato chissà dove per evitare l'estradizione ed un giusto carcere per l'assassinio di 4 persone negli anni 70. A nullo l'aveva colpito, in particolare, la lettera di motivazione che il terrorista Megretti aveva spedito ad un giornale: “Se io fuggo un motivo c’è! Sono obbligato a sottrarmi al controllo giudiziario. Non posso certo morire in carcere. 30 anni dopo i fatti sarebbe la mia famiglia, i miei figli piccoli a pagare. Io non posso correre il rischio di non rivedere più i miei bambini”. nullo si era documentato ed aveva scoperto che Megretti era stato condannato a 4 egastoli per i suoi omicidi. Era evaso da un carcere italiano e si era rifugiato in Sud America, poi in Francia. E in Francia era diventato uno scrittore di successo scrivendo fiction per la televisione di stato (“Vivre” e “Pas encore ton coeur”). nullo si chiese: ma è giusto che Megretti voglia mettersi alle spalle ciò che ha fatto? E' giusto che si preoccupi dei suoi figli mentre, gli uomini che ha ammazzato, non potranno più preoccuparsi dei loro figli? nullo ne parlò a germano e germano fece suo quell'interrogativo. Non c'era soltanto la strada. luc poteva agire anche in altri campi. Anche martino era d'accordo che questo Megretti era un pezzo di merda. Soltanto tanucci non capiva cosa avrebbe potuto fare luc. E poi questo per lui era politica, una roba che lo straniva, fino al punto di farlo alzare da tavola quando i genitori si mettevano a discutere di destra, di sinistra, di centro, di sopra e di sotto. nullo questa volta fece le cose per bene. Sul giornale aveva letto che la nuova compagna di Megretti stava trascorrendo le vacanze a Sperlonga con i suoi due bambini: Mario e Jean Paul.
-Che proponi nullo?
Chiese germano.
-C'ho l'indirizzo, c'è anche la foto della casa con spiaggetta privata della moglie di Megretti. In un'ora siamo lì e poi qualcosa ci inventiamo.
-Andiamo al mare e gli ammazziamo i figli, che problema c'è? -pensò ad alta voce germano- anche se un po' mi dispiace.
-Sì lo so che ti dispiace perché a te non piace il mare!
Rise martino.
-Anche. Sono sempre bambini. Qualche dubbio mi viene pure.
-E vabbè e allora se in una di quelle macchine che abbiamo fatto scrociare c'era una mamma con dentro tre bambini? (tanucci)
-Beh lì era il caso. Qui il caso siamo noi. (germano)
-Bella frase del cazzo! (martino)
-Zitto tu che nemmanco l'hai capita! (germano).
La famiglia Megretti abitava in un villino molto carino, a due piani, in pietra e legno. Un villino circondato da un giardino all'inglese tagliato da poco, si sentiva l'odore dell'erba fresca. Era proprio quello della foto che nullo aveva ritagliato. Erano partiti da Formello all'alba e gironzolarono con la lancia thema ferrari potenziata intorno alla casa, facendo finta di niente. tanucci dormiva dietro, era rincoglionito perché era andato in discoteca con gli amici, nonostante germano gli avesse detto che doveva smetterla con la discoteca e le pasticche e tutte le altre cazzate che si prendeva. Ora sembrava un cucciolo di zombie, con le occhiaie e tutto. Quando erano passati a prenderlo lui li aspettava fuori dalla sua villa, dormendo in mezzo ad una siepe. martino gli aveva appioppato pure un calcio in culo per farlo alzare ed ora, nullo teneva tanucci su di una spalla, ogni tanto lo spingeva ma quello gli ricadeva di peso addosso.

Continuavano a gironzolare, senza decidere il da farsi. Avevano paura. Si resero conto che troppe variabili erano a loro ignote. E se ci fosse stata una videocamera di sorveglianza? E se ci fossero stati i cani addestrati o le guardie del corpo? La casa, era davvero quella? D'altra parte, a guardare bene, c'erano almeno tre villette simili, con lo stesso giardino, come illustrato dalla foto. Dalla casa non usciva e non entrava nessuno. Forse erano già tornati in Francia. E poi in giro c'era troppa gente. Troppi testimoni. Avevano paura, ma nessuno voleva ammetterlo agli altri, ad eccezione di tanucci che continuava a dormire come un coglione. Forse era un'azione troppo pericolosa per loro. Forse, chissà chi di loro lo stava pensando, ci sarebbe voluta la mente di fabrizio. Con fabrizio non avevano mai paura, infondeva il coraggio delle azioni e quello che facevano almeno sembrava previsto e quindi più rassicurante. Ora, dopo aver sprecato mezzo serbatoio per far girare inutilmente gli otto cilindri della thema, si sentivano innocui, incapaci di fare qualcosa, di bene, o di male che fosse. Quando il sole arrivò a mezzogiorno si accorsero pure che l'aria condizionata si era rotta: “la cinghia del compressore” disse martino. E se ne ritornarono verso casa, lenti lenti, prendendosela con il traffico impazzito della via pontina; così vuoti da non visualizzare le persone con i loro errori al volante ma, come la maggior parte dei guidatori, solo l’entità “traffico”.
