
Forse era questa la chiave di quel piacere che si spense, senza troppi rimpianti, non appena i ragazzi compirono i 18 anni. La maggiore età obbligava infatti a non rischiare la legge.
tanucci aveva un villino di famiglia in campagna, dove andavano piuttosto raramente, alla scampagnata di pasquetta o al compleanno del padre in luglio. tanucci ricordava quanto facesse caldo d’estate e quanto avrebbe preferito piuttosto andarsene al mare. Una volta, quando era bambino, qualcuno era entrato in villa e il padre se ne accorse solo qualche settimana dopo. tanucci ricordò che trovarono, in quella che fu per lui una gita alla villa meno noiosa del solito, una finestra rotta e dentro tutto completamente sfasciato, rivoltato, sporcato, reso inutilizzabile. Mentre il padre era furioso e disperato e la madre piangeva, lui -che si mostrava in apparenza compiacevolmente mortificato- pensava tra sé a quanto si sarebbe divertito a sfasciare così quella maledetta casa, con le lenzuola di lana che gli pungevano la pelle, il camino che faceva un fumo insopportabile, il freddo terribile che aveva patito un triste natale, e le zanzare d’estate. Dopo quell’episodio tanucci fantasticò molto su chi fossero i teppisti, su come potessero essere forti e coraggiosi, sul fatto che lui avrebbe obbedito fedelmente ad un capo che lo avesse portato a divertirsi così.
Anni dopo, in una cena tra amici, conobbe fabrizio. Lo sentì raccontare goliardicamente di come si divertissero a dilaniare tutto quello che trovavano nelle villette della zona, organizzandoci festicciole, suonate di chitarra e -chi poteva- qualche trombata. tanucci si incuriosì subito e tornò sull’argomento con fabrizio, in disparte. fabrizio, appena sentì un timidozzo così chiedere affascinato di quelle balordaggini, ebbe in un lampo l’intuizione dell’essenza di tanucci, immaginandoselo un insicuro in cerca di mai ottenuti sfoghi alla propria pressione interna. fabrizio, diffidente, sondò cautamente il soggetto, accennando anche al senso più profondo di quelle avventure: il fascino e la misteriosa eccitazione di muoversi in veci del legittimo padrone, ed il piacere intenso della distruzione che dava l’esaltante sensazione di aver affermato la propria potenza. tanucci, rapito dai suoi discorsi e da quello sguardo infuocato se ne innamorò di colpo, portandosi per tutta la sera (e poi in seguito ogni volta che fabrizio lo guardava intensamente) una bollente erezione. Di questo si accorse fabrizio, che immaginò subito quanto potesse essere fedele ed utile un tipo simile nella banda. Alle volte fabrizio chiedeva di fare qualcosa di molto coraggioso e, se tanucci titubava un poco, non si faceva scrupolo di dargli una pacca sulla spalla che diventava impercettibilmente una carezza sulla nuca, pacca che trasformava quel ragazzo impotente e servile in un volenteroso cortigiano d’assalto.
