C’era un momento tenero, molto intenso, che vedeva uniti martino e fabrizio: quando si occupavamo del forno e di fare sparire i cadaveri. Villa mariella aveva un bellissimo forno a legna e le vittime venivano buttate dentro così com’erano, non c’era nenche bisogno di spezzettarle. Regolavano la chiusura della porticina affinché il fuoco fosse abbastanza soffocato, in modo da non fare uscire troppo l’umidità del corpo; doveva proprio asciugarsi, diventare polvere, più che polvere con la quale dio l’aveva creato, doveva essere battuta la legge che nulla si crea e nulla si distrugge. Tutta la notte a 410 gradi. In quei momenti fabrizio e martino se ne stavano vicini (d’inverno poi era qualcosa di spettacolare), e assumevano uno strano sorriso in volto (sembravano fratelli).

Parlavano del più e del meno e il fuoco li univa. germano non assisteva con piacere all’infornata, per lui finiva lì, forse gli dava anche fastidio la fase della cremazione, ma non lo disse mai. tanucci, schifato pure per un lombrico schiacciato, si dileguava e nullo solo una volta rimase lì, ma si sentì presto di troppo e se ne andò adducendo improbabili impegni. Era una cosa loro, fabrizio e martino, i fuochisti della morte. Era tutto così semplice, e i mucchi di cenere erano facili da sparpagliare.