
tanucci era appena arrivato al parcheggio nel retro del bar, con la smart della madre e la solita faccia assonnata ed insulsa. germano gli andava incontro per salutarlo e pigliarlo un po’ in giro per quella macchinetta borghesotta. tanucci non se l'aspettava: in genere era sempre l'ultimo ad arrivare mentre gli altri erano già al biliardo, e poteva prepararsi ad entrare come meglio sentiva, diciamo una bella pippata di coca prima di scendere dalla macchina figa di turno. germano gli sorrise allo sportello, proprio mentre tanucci richiudeva una bustina che sarà stato l'equivalente di tre mesi di cassa integrazione del padre di nullo. germano vide la droga. germano sapeva far sparire i suoi sorrisi con una velocità impressionante e tanucci, vigliacchissimo, tentò un saluto con foga e ciaociaogermà, ma germano prese la chiave della macchina:
-Aspetta qui dentro e non ti muovere!
tanucci si prese una serie di calci in culo da germano (non era necessario scomodare martino) mentre fabrizio -che disprezzava qualunque cosa potesse rovinare il cervello- gli spiegò che doveva finirla: il padre non avrebbe potuto continuare a portarlo fuori dalla caserma in eternità paghicchiando il maresciallo e magari, una volta o l’altra, tra uno sganassone del brigadiere e una tirata di orecchie dell’appuntato, gli sarebbe potuto uscire fuori qualcosa sulla banda. germano gli disse semplicemente:
-Se ti ribecco non ti rompo il culo come vorresti, ma ti strappo le palle!
La droga la tennero con loro perché tanucci sapeva come rivenderla, qualche soldo per luc avrebbe fatto comodo. Ritornando in paese decisero all'ultimo di fare un salto a Roma, passando per una stradaccia di campagna che sbucava direttamente sul grande raccordo anulare. Che ti vedono? Un imbecille con un furgone bianco correre a manetta tipo centoquaranta superando le macchine a destra sulla zebratura agli svincoli, dove i veicoli si immettono praticamente fermi o a quaranta all'ora. Appena questo uscì su una consolare un po’ buia lo fecero fermare lampeggiando e poi, con un cenno della mano. Poteva sembrare una richiesta d'aiuto, ma anche una rapina. germano invece voleva solo dirgli:
-L'ultima volta che ho visto fare così ad uno per strada lo sai…
E quel cristone dentro gli ammolla un diretto dal finestrino che fa un male cane a germano. Lì fuori così non gli viene subito l'istinto di rispondere. Dopo la sfuriata a tanucci si sentiva più buono quella sera. martino non fece in tempo a scendere che fabrizio, schizzato fuori dalla thema, volle provare una scena da film: aprì lo sportello del furgone e, non appena il cristone scattò per uscire, fabrizio gli sbattè la portiera in testa. Beh, simile ad un cazzotto di martino. Caricarono il tizio rasato palestrato mezzo intontolito per la botta sul sedile posteriore della macchina. tanucci ebbe un lampo di genio:
-A recà mettiamogli la coca nel furgone, così sembra un regolamento di conti!
Non ci vollero procedure per far passare questa furbata, sparpagliarono la coca un po’ a caso dentro (la bustina se la tennero) e schizzarono via, entro i 90 all'ora, come sempre. Andarono a villa mariella poco dopo mezzanotte e portarono il tizio, risvegliatosi ma tenuto per il collo da martino, nel sotterraneo, tra le mura maestre e lo scavo del tufo. Lo portarono alla villa perché aveva fatto troppo male a germano e fabrizio ora doveva inventarsi una bella tortura per quello stronzo. Lo legarono bene, bocca tappata con la canapa da idraulico. A germano stava venendo uno zigomo grosso come quello di martino. D'altra parte sappiamo tutti che ferire un capo, lede il gruppo più che il capo stesso. Il primo vero ferito di quel cazzotto forte in faccia, non fu germano, fu tutto luc. Che altro si poteva fare? Tornarsene mesti a casa con questo precedente? Bisognava aggiudicarsi una vittoria totale su quel palestrato che aveva osato tanto con arroganza. germano disse a fabrizio:
-fabrì voglio che muoia nel peggiore dei modi!
fabrizio aveva la solita sete di vendetta (più i pericoli pubblici erano stupidi e più li odiava) ma intendeva anche colpire tutti con la sua rinnovata voglia di luc.
-Torniamo domani pomeriggio, lo so io come punire quel braccio, ed il braccio poi punirà il suo padrone. A’ nullo, vai a prende 'na bottija d'acqua che questo deve beve e stà bene fino a domani...non si deve disidratare.
E lo lasciarono lì al buio.

La mattina dopo fabrizio seguì le sue lezioni di idraulica e tecnologia dei polimeri, germano aveva una perizia al centro storico, martino era andato con suo padre a fare un po' di legna, nullo bò spicciava casa sua, tanucci un'ameba nel letto. Quando tornarono il palestrato se ne stava buono, si sentiva puzza di merda, ok si era cacato sotto. Il ragazzone venne legato con le braccia aperte come gesù cristo, dentro a quel cunicolo di tufo che aveva lo stesso odore delle tombe romane. Solo nullo pensò alla coincidenza della tomba. Con occhi assenti ci guardava lavorare affaccendati alla sua disfatta. Probabilmente non riuscì a trovare alcuna spiegazione plausibile al fatto che, proprio nel giorno del suo compleanno (tanucci lo scoprì frugando nel suo portafogli), non stesse con la sua ragazza in qualche ristorantino, ma in compagnia di 5 ragazzi determinati a cambiargli il modo di vedere il mondo. Come regalo di compleanno questo innocuo ragazzone tutto muscoli (alto e grosso come germano ma muscoli finti, di quel gonfio che a martino fece dire con disgusto: “questo è un drogato! Comunque schiatta di infarto a cinquant’anni!”), ricevette una bella siringata di acido solforico puro nel centro del tricipite. Eh sì! fabrizio iniettò al centro del tricipite una siringona di acido solforico puro che aveva preso al laboratorio di combustione; le grida disumane soffocate dalla canapa davano una certa soddisfazione a germano che con mezza faccia nera aveva fatto una figura del cazzo con l'architetto; voleva di più, pensava che questo fosse troppo poco.
-Tranquillo germano, ora assisterai a qualcosa di interessante.
Sotto i piedi del povero Gianni, Gianni Turano, 22/11/1974, Rieti, Pat. Ri 2324699E… non valevole per l’espatrio, era stato sistemato un telone di nylon le cui pieghe convergevano in un secchio, incassato in una fossetta del pavimento di tufo. Strillava come un bambino, che altro poteva fare? Chiaro che l'acido sconvolse di dolore la sua mente, anche tanucci si sconvolse, figurarsi lui. Attirati dai suoi scomposti movimenti, iniziammo ad osservare il nuovo gioco che ci eravamo creati. L'acido se lo stava divorando. Tutto il tricipite stava friggendo, contribuendo a farlo sentire finalmente uomo umile e modesto. Nella parte inferiore di quel tricipitone iniziò a vedersi un arrossamento, l’acido sciolto dall’interno verso l’esterno. Non era difficile calcolare grossolanamente la massa di acido in grado di liquefare uno spessore di circa 8 centimetri di aminoacidi, cioè il tricipite del troppo veloce palestrato. Sudava tanto e non capiva, il dolore era diventato un'abitudine e guardava i suoi carcerieri concentrati sulla parte bassa del suo braccio: una bolla cresceva, scoppiava e faceva pisciare a terra il muscolo digerito in una poltiglia odorosa come le scoreggie di germano dopo un pranzo di natale. Forse il ricordo più bello, l’immagine che sempre ci porteremo con noi, fu quando si iniziò a vedere il buco e poi quel plof, come una busta piena d’acqua. E dopo quel plof il colare del muscolo sanguinolento sul nylon opportunamente ripiegato. Gridava. Il fenomeno da palestra aveva colpito con quel poderoso tricipite e, da esso, sarebbe cominciato il suo declino.
-A tanù -sorrise germano- sta cosa della droga ci può essere utile, da oggi non pipperai più coca ma la terrai con te per sicurezza, hai visto che colpo de genio che ciai avuto ieri sera. E bravo tigre! Ce la puoi fare benissimo senza, basta che ogni tanto ti facciamo ammazzare qualcuno dei più stronzi, altro che una tirata di quello schifo!

Intanto l'impavido furgonista li guardava, probabilmente non credeva di sentire bene di cosa parlassero i suoi torturatori.:
-A schumacher cor talento fiat, vedi il laccio emostatico? Serve sia a bloccare l'acido, che con il sangue in circolo ti avrebbe svenuto subito il cervello, sia a non farti dissanguare troppo velocemente. tanù fatti la pippata più potente della vita tua, slacciagli il braccio!!
fabrizio aveva il solito sguardo verso il tigre che, fifone, sganciò il nodo del laccio emostatico. Il sangue dell'arteria riprese a schizzare, pulì la ferita dalla poltiglia e rese finalmente conscio il discolo furgonista della sua sorte. Lo scolo proseguiva sul telone fin dentro al secchio, accumulandosi pian piano.
Per germano questo era un improvviso colpo di scena, finora aveva pensato solo ad una tortura dolorosa con una successiva morte rapida; era in questi casi che ammirava di più fabrizio. Con la sua faccia gonfia si sentiva gonfio del suo potere e di orgoglio per il suo amico intelligente. tanucci riuscì a fare a meno della coca, finché ci fu luc.
Unica nota dolente, ad esser sinceri, fu che poco dopo tanucci iniziò a vomitare:
-Che schifo che schifo!
E martino gli mollò un calcio in culo mandandolo a finire per terra. Lì tanucci vomitò il resto. fabrizio si gustava la scena della digestione di quel muscolo sventurato. A me dava tanta tenerezza il guardarlo. L’ingegnere non era poi cambiato di molto da quando sperimentava con le galline e con i gattini. fabrizio aveva questa nostalgia che lo portava a ripetere le cose belle fatte da piccolo. Comunque tanucci venne ben bene preso in giro per queste sue svenevolezze e svomitamenti vari.
Passarono i minuti, tanti lunghi secondi, il palestrato diminuiva le contorsioni, forse svenuto, comunque avviato verso una morte invero ingloriosa. fabrizio prese a un certo punto a girare avanti ed indietro per il cunicolo, evitando il sangue di quell’essere prosciugato. tanucci, probabilmente per rifarsi della figura da fesso, ebbe ad un certo punto, mentre il talentuoso furgonista agonizzava, da lamentarsi:
-Voi fate gli scemi...io sono debole di stomaco, però...noi non no siamo invincibili, non siamo invisibili, prima o poi qualche segno lo lasceremo, riconoscono la thema, la capoccia mia o il naso de nullo…o cambiamo la macchina sempre, e le rubiamo…Abbiamo troppi limiti. Abbiamo avuto solo culo fino ad ora.
-C’hai ragione -disse fabrizio-. O riduciamo il numero delle azioni, oppure…
nullo, famoso per parlare poco e per non dire niente di importante (sembrava quasi che i pensieri importanti volesse tenerseli per sé, ma poi la gente questo non lo sapeva, ecco perché era chiamato nullo), si agganciò sovrapponendosi a fabrizio. Lo fece introducendo uno strano sguardo vizioso:
-Io c’ho preso gusto alle azioni! E’ una droga!
Tutti lo guardarono, spostando poi subito i loro occhi in basso, come se quella frase li avesse messi a nudo, lasciandoli soli con le loro vergogne. Che frase quella del nullo! Era come sentirsi dire “ti amo” da una ragazza che sai che ti ama ma che ancora non te l'ha mai detto. Era incredibile la semplicità di quelle giornate passate insieme, che permettevano a ciascuno di conoscersi meglio. Erano aggressivi, pericolosi, indubbiamente, ma sapevano essere ancora romantici. Un romanticismo di gran lunga superiore a quello che si vedeva in tv. fabrizio, per smorzare quel momento, prese dal frigo della cucina (mai vuoto, alimentato da un pannellino solare con inverter nascosto in una piccola radura in mezzo al roveto) una bottiglia di pepsi cola. Riempì i bicchieri, tornò nella catacomba ed uno l’offrì al cristo morente, il quale, in un primo momento sembrava non volerne sapere di bere, ma fabrizio lo imboccò amorevolmente, e quello un po' bevve. D’altra parte oramai più di quello non poteva certo soffrire: raggiunto il limite massimo di dolore, il dolore stesso viene meno e, infatti, il dolore sembrava aver smesso di dettare quei movimenti automatici e privi d'armonia. Il ragazzone si stava abituando alla sofferenza e, con il braccio ormai ridotto all’osso e prossimo alla decalcificazione, li ascoltava discutere con grande passione di rischi, di procedure, e di progetti futuri. Ascoltava quelle conversazioni fatte nella più improbabile delle tombe, un parlare chiaro, nitido, come un gruppo di anziane signore avrebbe potuto conversare davanti ad una tazza di tè. Intanto martino aveva acceso il forno a legna.
