11/20/2007

Eravamo una banda diversa.

Eravamo una banda diversa. Non palleggiavamo in campetti di calcio. Non andavamo allo stadio, niente manifestazioni di piazza, tutti incensurati. Avevamo famiglie dietro, soldi pochi ma bastevoli, ad eccezione di tanucci che era ricco. Il nostro comportamento irreprensibile ci avrebbe portato lontano. Avevamo ciascuno bisogno degli altri, da soli avremmo potuto giocare, ma la creazione di luc fu tutt’altra cosa. Volevamo combattere l’inerzia mentale, tutto qui. Forse abbiamo esagerato, di sicuro però non abbiamo mai scherzato. Il nostro scopo era assumere un diverso punto di vista. Il mondo, così com’era, non riuscivamo a guardarlo.



Non fu inevitabile dare vita a luc, fu bello però. Siamo cresciuti, siamo diventati cacciatori in questa giungla che ci ha dato la vita. Il mondo era a nostra disposizione. Ma occorreva umiltà al servizio dell’esaltazione, perseveranza e, soprattutto, persone diverse con scopi diversi ed un unico obiettivo comune: non sparire dalla faccia della terra senza aver sperimentato, nel bene e nel male, tutte le proprie capacità. Nel male, d’accordo. Ma nel bene? Beh, eravamo convinti di fare anche del bene. Volevamo essere vivi a tutti i costi, anche a costo di uccidere. Uccidere, d’altra parte, per alcuni di noi rappresentò solo un incidente di percorso al nostro vivere. Professionisti dell’incidente, ecco cosa eravamo. Una minaccia sotto traccia, irreprensibili ragazzi dediti alla sacra osservanza di un senso di giustizia meccanico. Cercavamo i metodi migliori per conoscere i limiti dell’essere. Eravamo piccoli animali isolati che facevano branco. Sono giunto alla conclusione che germano ne era il capo formale, ma fu fabrizio la mente eccelsa in grado di trasformare un’accozzaglia di lanciatori di sassi nel gruppo più temibile che persona avesse potuto incontrare nella vita di tutti i giorni. Più di un gruppo di terroristi. E questo non lo scrivo io, lo riportano i giornali. Datemi tempo di uscire dalla confusione e vi spiegherò. Singolarmente avevamo tanti punti di debolezza ma, insieme, la debolezza assumeva nuova forza. Ancora una volta mi trovo a parlare bene di luc, non posso farne a meno. Teoria e pratica, metodologia raffinatissima, maniacalità al servizio del risultato, la consapevolezza che avere 18 anni fosse un mero dato anagrafico. Volevamo cambiare a modo nostro, crescere spegnendo gli entusiasmi di chi pretendeva di sapere cosa fosse vivere. L’uomo va studiato, ma il suo comportamento, d’altra parte, meglio si osserva in situazioni estreme. E le situazioni estreme rappresentavano il nostro terreno di gioco. Un gioco serio però. Non volevamo essere invasi dal vuoto che possedeva i nostri amici di un tempo. Reazione! Reazione studiata però!



Dubbi ne abbiamo avuti tanti. Restavamo ore ed ore davanti alle porte dei bar, trovandoci d’accordo su di un fatto: essere senza macchia ci avrebbe aiutato. Non eravamo conosciuti, le nostre identità erano conosciute fondamentalmente a noi. Desiderosi di fare, consapevoli che un metodo ci avrebbe garantito il vivere bene all’inferno. Dovunque c’era caldo alla sera e in quei bar del paese parlavamo di tutto e di niente per mascherare il nostro progetto. E quando qualcuno si avvicinava a noi, tiravamo forte la palla del biliardino, ridendo. Le nostre vite non erano importanti. Ci piaceva girare di notte, in macchina, seduti a pensare fin quanto avremmo potuto osare.

L’idea della banda venne a fabrizio. germano venne dopo. germano era intelligente, forte, capace. Ma fabrizio era quello indispensabile. Incomprensibile che tanucci venisse accettato ma, forse di più ancora non tornava la presenza di nullo, omino indistinto, vuoto, finito nel luc per inerzia. Ma forse fabrizio aveva previsto tutto.