
Eppure alle volte si diventa vulnerabili proprio quando si pensa di essere invincibili. Questo nullo lo sapeva, la leadership non si conquista solo con le parole ma, soprattutto, cavalcando sempre i giusti tempi per parlare e far passare le proprie idee.
Si trovavano in campagna, nell'officina di martino, che aveva rimediato una vecchia lancia thema nera motore ferrari. Ora, con una vistosa fasciatura alla gamba, stava lavorando alla centralina: una bella modifica che l'avrebbe portata a sfiorare i 270 km/h. Avrebbero tolto l'etichetta ferrari e sostituita con turbodiesel, doveva assomigliare il più possibile ad una vecchia carretta. I ragazzi stavano intorno alla macchina, osservando martino che lavorava, aiutato da germano. Fu martino che, forse ancora scosso per l'incidente nel quale rischiò la vita, aveva qualcosa di nebulosamente irrisolto nei confronti di fabrizio: era lui ad aver proposto quell'azione sconsiderata, e gli sembrò naturale attaccar discorso in cerca di lite; quel piccolo ingegnere non lo convinceva con quelle teorie complicate che producevano, secondo lui, più danni che altro! La battaglia sulle procedure luc sarebbe stata dura:
-Tu fai tanto lo splendido fabrì cò sta cosa dei protocolli, però, se ci pensi bene, te ricordi quella volta che eravamo in macchina e avemo fatto inversione a U, quando avemo acchiappato quel vecchio sulla panda e jemo detto “tu hai capito perché te stamo a lampeggià?”. E quello se cacava sotto e nun capiva? Emo fatto na cazzata!
fabrizio restò ad ascoltare martino, che si rifaceva ad una storia vecchia e risibile, annuendo di tanto in tanto. germano guardò maledettamente serio fabrizio, prima di parlare:
-E certo, quello pò esse annato alla polizia...poteva prende la targa, c’ha descritto, c’hanno fatto l'identikit...avoja te! Se famo n'altra cazzata del genere, come niente ce se bevono!
fabrizio aspettò a parlare, si prese dei secondi sorridendo tra sé ma rigido all’apparenza, guardando negli occhi germano che attendeva replica:
-Io ti ringrazio germano! Praticamente mi stai dicendo che le procedure sono fondamentali! Infatti quella volta noi non eravamo vincolati a nessuna procedura.
-Certo pensa che rosicata farsi acchiappare, magari tra cinque anni, per colpa di quel vecchio!
Disse tanucci.
-Ma questo forse ci servirà da lezione, dovremo riesaminare tutto quello fatto finora, rintracciando i punti critici e le imperfezioni che si sono propagate fino ad oggi!
-A ingegné!! E parla come magni! Tu te devi imparà a parlà semplice! Io vojo capì ma tu nun me fai capì!
Si sovrappose martino infastidito, innanzitutto, dai suoi stessi limiti di comprendonio.
-martino, se un errore commesso tempo fa...potrebbe...farci scoprire, noi...dobbiamo...insomma dobbiamo rintracciare quel vecchio e ammazzarlo prima che lui possa un giorno collegare qualcosa. La sua capacità di collegare dipende solo da noi: meno errori faremo in futuro, e più difficile sarà che scatti nel vecchio la scintilla di quei ragazzetti che lo menarono senza motivo apparentemente plausibile!
tanucci, che in quei giorni era sottilmente critico nei confronti di fabrizio (temeva le procedure come uno scolaro asino teme l'applicazione pomeridiana allo studio) obiettò:
-Appunto ma se il vecchio ha già parlato e ha fatto denuncia di quell'aggressione sapete che vuol dire? Che se lo uccidiamo siamo fritti perché ci rintracciano subito. E' troppo pericoloso.
-E' un rischio che dobbiamo correre, a causa della nostra passata inadempienza!
S’inserì fabrizio.
-E poi vallo a ritrovà, quando lo ripiji? Ingegnè, sò cazzate!
Fece martino.
In questa fase di luc fabrizio stava rischiando di vedere il suo progetto naufragare: aveva infatti esasperato quelle menti e destabilizzato gli equilibri. E i ragazzi si schermavano, per non cedere punti di leadership (germano), per non ammettere la propria stupidità (martino), per non assumersi responsabilità (tanucci); ed anche nullo, che non parlava, in cuor suo riteneva fabrizio un apprendista scienziato stregone e forse, senza di lui, riteneva che avrebbe potuto creare regole in grado di far funzionare luc; ma nullo taceva, perché di fabrizio non poteva fare a meno.
fabrizio iniziava a sentire l'aria difficile e cercò di mantenere la voce salda:
-Ragazzi, io mi sono segnato il numero della targa, vi prometto che, grazie ad un amico…possiamo rintracciarlo e finirlo!
-E chi cazzo è stàmico? Non avevamo detto solo noi 5 e nessun altro? fabrizio stai iniziando a rompere il cazzo a questo gruppo!
Urlò germano.
-E' un amico che entra dappertutto, ed è in grado di...
-BASTA! (alzò ancor più la voce germano) Devi stare zitto!
martino, che si rizzava come i cani addestrati all'umore dei padroni, mollò un ceffone alla nuca di fabrizio, facendolo capriolare in terra, in mezzo agli attrezzi e al parafango della macchina. Stava per calciarlo in pancia ma germano fece “no” con gli occhi e martino diede un calcio forte ad una torre di pneumatici ammucchiati, facendo rovinare tutto nella stanza sporca di olio e polvere. fabrizio si alzò, tremando, si pulì con il dorso delle mani la bocca impiastrata di olii e segatura di ferro, rimase in piedi così, in silenzio, con germano già impegnato con la testa dentro al cofano e martino a raccogliere la lampada che era cascata nell'aggressione. Stava per uscire da quella stanza malevola, ma si fermò a metà dell'enorme porta di ferro semi arruginita:
-Le cose vanno fatte con cognizione di causa, ma anche di effetto. La causa ce l'abbiamo. L'effetto è che ci possono ingabbiare, ma anche linciare, come fecero con mio fratello!
-Tuo fratello non aveva martino (germano).
-martino si salva pure con dieci bastardi incazzati? (fabrizio).
-martino dieci se li mette ar culo! (germano).
Poi sorrise a martino, a bocca aperta:
-A martì dije un po' quella vorta in discoteca che hai fatto?
-Basta che ne secchi due: il capo e il vice. Poi l’altri scappano come lepri!
Sentenziò martino. germano appoggiò un cacciavite sul tavolo e si avvicinò piano a fabrizio:
-Tu sei rimasto legato a tuo fratello, che era un mezzo deficiente. Ma adesso devi decide se voi fà il fantasma colla banda de tuo fratello o stà con noi. E stà con noi significa che te devi fidà di me e de martino...e pure de sti due mezzi dementi der tigre e de nullo, che armeno stanno zitti e nun rompono le palle! Pensaci ma nun tornà se non c'hai pensato!
E fabrizio uscì tremando, dalla rabbia, non dalla paura.
Gli altri luc rimasero nell'officina, compiaciuti in fondo per quel ridimensionamento caratteriale. Qualcosa li aveva attratti irresistibilmente a fabrizio (a parte martino) ma qualcosa li aveva lasciati freddi, ora che avevano commesso un errore, e la loro fallibilità li aveva portati all'ira e alla maldicenza. Forse sapevano tutti che fabrizio aveva ragione, ma la ragione non sempre arriva prima in questo mondo. La ragione deve essere talvolta al servizio di una causa che preveda anche sentimento autentico. Gli altri devono sentire con il cuore di essere amati; se l'elogio sa di calcolo, se l'idea vincente è condotta con mano di automa, l'abitudine a preservare il proprio orgoglio ha senz'altro la meglio. Siamo esseri così delicati, non possiamo destabilizzarci per chicchessia, ma solo per chi ci fa credere di credere in noi. Tutti siamo capaci di obbedire senza aver capito, ma dobbiamo amare chi ci impone l'idea, e allora l'idea non sarà imposta ma proposta. Desideriamo obbedire, ma con la sensazione che possiamo condurre ancora una vita indipendente, controllata pur sempre da noi. fabrizio ci aveva illuso di essere infallibili maestri criminosi e, alla prima scivolata, doveva necessariamente scendere in qualche modo più in basso. Ma tutti noi non perdemmo mai per un attimo l'idea di luc. Ad essa ci tenevamo aggrappati e con lei credevamo di poter vedere e capire tutto. Come per chi crede in una qualunque ideologia. germano e martino erano ancora in sella a condurre luc nella zona d'ombra della nostra anima.

germano iniziò a lavarsi lentamente le mani, con quel sapone sabbioso dei meccanici e martino lo raggiunse al lavandino. nullo e tanucci li guardavano ammirati. A tanucci era costato quel distacco da fabrizio, ma fabrizio l'aveva destabilizzato, l'avrebbe potuto condurre alla pazzia. fabrizio era pericoloso e tanucci vedeva nella coppia germano/martino maggiori possibilità di lasciarsi andare. Con fabrizio era pericoloso abbandonarsi, quel suo respiro perverso lo rendeva schiavo, e preferiva allora essere schiavo di martino, che era così semplice e prevedibile nelle sue reazioni. Terminata quell'abluzione sacerdotale al lavandino, germano, seguito da martino, si avvicinò a nullo e a tanucci, appoggiati alla macchina:
-Adesso facciamo un patto di sangue! Una cosa semplice, che ci unirà per sempre!
nullo e tanucci rimasero con gli occhi sgranati, di fronte al loro capo, che continuò a parlare lentamente con la saggezza di un vecchio indiano:
-Io ho un fratello, gli voglio bene ma di lui non me ne importa un cazzo! Il mio fratello è martino e con lui ho già fatto un patto di sangue, molti anni fa. Facevamo le medie... -e fece vedere ai ragazzi un piccolo segno sull'avambraccio peloso, uno sgorbio insignificante; anche martino mostrò il braccio teso e volgarmente muscoloso- ...noi dobbiamo essere più fratelli dei fratelli veri! martino si commosse a quelle parole e disse:
-Voi siete la mia famiglia!
-Anche io voglio solo questa famiglia. Ucciderei i genitori miei per stare con voi!
Esplose commosso tanucci. nullo non parlava ma aveva gli occhi lucidi.
-Anche se in effetti... -disse germano rivolto a martino con un mezzo sorriso- ...più li guardo stì due e più mi chiedo ma che cazzo c'entrano stì due con noi!
tanucci e nullo ristettero un po' titubanti, ma si era capito che germano ci teneva a loro e prepararono una fiammella e un coltello e fecero un patto di sangue; uno di quei patti semplici che uniscono le persone con il cuore, perché il sangue di tutti gira nel cuore di tutti, ed è risaputo che un patto del genere avvicina molto più che un foglio in word con regole da seguire scritte. fabrizio era stato messo a tacere, germano disse che se si fosse comportato bene sarebbe entrato anche lui nel cuore di tutti, ma era giusto dargli una lezione di umiltà. Sapeva che fabrizio era meglio dentro luc che fuori luc, ma sapeva anche che era meglio dentro come diceva lui che non come avrebbe voluto fabrizio. Queste cazzo di procedure andavano anche bene, ma così, fatte passare nel tempo sotto la giurisdizione di germano e il controllo di martino. E così, quando tanucci chiese:
-E fabrizio?
-fabrizio tornerà!
Disse germano.
